270 composti ed un solo metallo: la caccia all’alluminio puro

In lingotti, sotto forma di sali, di pellicola, di barre: alluminio in quantità, letteralmente industriali, circola ogni anno nel nostro sistema produttivo. La stima per il 2012 parla di una produzione di più o meno quaranta milioni di tonnellate: più di ogni altro metallo utilizzato a livello industriale, se escludiamo l’indiscutibile primato del ferro.

Né c’è da preoccuparsi che l’alluminio si esaurisca tanto in fretta: sul nostro pianeta è il terzo elemento più presente, dopo l’ossigeno e il silicio, e da solo costituisce uno straordinario 8% – pressochè una parte su dodici – del peso della parte solida della Terra. Per quanto riguarda le sue applicazioni, sono rese possibili dalle sue eccezionali caratteristiche fisiche e chimiche, come la densità bassissima e la formidabile solidità alla corrosione, che lo rendono adatto ad una grande abbondanza di utilizzi nei più vari settori industriali; ma ad essere sensibilmente interessante è, da un certo punto di vista, la sua storia. Ripercorriamola, tenendo presente che fino a due secoli fa nessuno aveva mai visto un pezzo d’alluminio puro!

Andando discretamente indietro nella storia, possiamo collocare i primi utilizzi dell’alluminio addirittura presso i Greci e i Romani, che tuttavia non lo conoscevano nella sua forma pura (che è rarissima in natura: per la sua alta affinità chimica, l’alluminio si trova pressochè regolarmente sotto forma di minerale, di cui esistono ben 270 varietà diverse) bensì sotto forma di sali, per la colorazione dei tessuti e come antiemorragici (pensiamo all’allume che anche noi conosciamo come astringente per i tagli da rasoio).

Non vi sono però tracce di altre scoperte in merito, né di altre applicazioni di questo elemento, per un tempo corrispondente a diversi secoli: le cose iniziano a muoversi nel 1761, quando Guyton de Morveau suggerì di dare il nome di “Allumina” all’allume base, seguito dal 1808 quando Humphry Davy scoprì l’esistenza di una base metallica dell’allume, a cui diede nome inizialmente di “Alumium” e in seguito di “Aluminum”. Fu solo 17 anni dopo, in Danimarca, che un fisico e chimico, Hans Christian Ørsted, riuscì ad ottenere una forma, ancorchè impura, di alluminio metallico, un blocco di aria simile allo Stagno, facendo reagire cloruro anidro di alluminio e amalgama di potassio. La conferma alla procedura venne nel 1827, quando Friedrich Wöhler ripetè con successo l’esperimento.

Una volta isolato il metallo, iniziò la ricerca di un sistema a buon mercato per estrarlo dai suoi minerali, come la bauxite; la prassi era infatti costosissima, prima dello sviluppo del metodo Hall-Héroult verso la fine del 1800. L’alluminio fu quindi, per parte della sua prima evoluzione, un metallo prezioso – realmente più dell’oro. Fu d’alluminio la punta del monumento a Washington; neanche tre chili di peso, per un costo pari a cento giorni di lavoro di un operaio. E Napoleone III di Francia, ad un banchetto, diede agli ospiti importanti posate d’oro, ma a quelli di reale e fenomenale riguardo posate d’alluminio. Come dicevamo, le cose cambiarono quando, nel 1886, in Francia venne realizzato il metodo elettrolitico per l’estrazione dell’alluminio usato tuttora, aprendo la strada a quel massiccio impiego industriale che conosciamo e di cui parlavamo all’inizio.