La storia dei circuiti stampati

A regolare la varietà straordinaria di applicazioni elettroniche che ormai costella il nostro mondo moderno negli ambiti più diversi, alla base, c’è sempre un unico elemento, piccolo e versatile, e dalla lunghissima storia: il circuito stampato. Ma qual è questa storia, come è nato e perché, e che evoluzioni ha subito nel tempo questo piccolo protagonista quasi sconosciuto della nostra vita quotidiana, sia a casa che sul lavoro? Percorriamola brevemente: ci riserva qualche sorpresa.

Normalmente, l’invenzione del circuito stampato si colloca nel 1936. Ma in realtà, se vogliamo, potremmo trovare tracce interessanti molto prima – per essere precisi, nel 1903. Vi state domandando a cosa potesse servire, nel 1903, un circuito stampato – o un suo antenato? Serviva al funzionamento di un dispositivo che è sopravvissuto fino ad oggi, e di un discendente del quale, forse, vi state servendo in questo momento per leggere questo articolo: il telefono!

Ad ogni modo, è del 36, come dicevamo, l’invenzione del primo circuito stampato riconosciuto. La dobbiamo a un ingegnere Austriaco, che si era laureato all’Università di Vienna sei anni prima, e che portava il nome di Paul Eisler. Durante un soggiorno in Inghilterra, Eisler stava lavorando ad una radio, e vi integrò il primo esemplare di circuito stampato. Più tardi internato in Inghilterra durante la seconda Guerra Mondiale come straniero non autorizzato, Eisler fu liberato nel ’41 e cercò subito investitori; per diverse vicende vendette inconsapevolmente per un tozzo di pane i diritti ad una compagnia di litografia, ma ottenne poi brevetti per altre applicazioni nel ’43, e la sua invenzione fu infine notata e implementata nei detonatori delle bombe dall’esercito USA, che ne rese libero l’uso commerciale alla fine della guerra.

Fu questo a rendere possibile uno dei tratti fondamentali della tecnologia del dopoguerra: la miniaturizzazione. Esemplificata dalle radio a transistor, grosse come un pacchetto di sigarette quando fino a pochi anni prima pesavano una dozzina di chili, la miniaturizzazione ha aperto la strada ai personal computer, ai cellulari, e a tutti i dispositivi elettronici che, oggi, utilizziamo con tanta disinvoltura.

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